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Maria Montessori

Maria Montessori è stata una pedagogista, filosofa, medico, scienziata, educatrice e volontaria italiana, nota per il metodo che prende il suo nome, usato in migliaia di scuole materne, elementari, medie e superiori in tutto il mondo, ed è stata la prima donna a laurearsi in medicina in Italia.

Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell’Università di Roma, in collaborazione con Giuseppe Ferruccio Montesano (con cui ha un sodalizio professionale e affettivo), dedicandosi al recupero dei bambini e delle bambine con problemi psichici, da lei definiti anormali. Il lavoro in clinica la porta ad entrare materialmente in contatto con gli ambienti scientifici di Regno Unito e Francia. Nasce così il suo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di fanciulli selvaggi, allevati da animali, ritrovati in zone isolate nel corso del Settecento e per gli esperimenti rieducativi tentati da Jean Marc Itard.

Maria Montessori è attirata inoltre dal lavoro svolto da Itard e il suo collaboratore, Edouard Seguin, riguardo alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini e delle bambine cosìddetti anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato. Proprio la partecipazione a numerosi convegni pedagogici, in varie città europee, le permetterà di entrare in contatto con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere i loro metodi sperimentali di rieducazione dei minorati mentali. Contribuisce con il suo impegno all’emancipazione femminile. Partecipa al Congresso Femminile di Berlino nel 1896 in veste di rappresentante dell’Italia. È rimasto famoso un suo intervento in tale sede sul diritto alla parità salariale tra donne e uomini. Partecipa anche al successivo Congresso Femminile di Londra (1899). Nel 1898 presenta a Torino, al congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e dopo breve tempo, diventa direttrice della scuola magistrale ortofrenica di Roma. Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell’educazione, decide di rinnovare le sue basi culturali laureandosi in filosofia. I suoi successi scientifici, conseguiti in un’atmosfera culturale fortemente influenzata dal positivismo, le valsero riconoscimenti e borse di studio, e la portarono a partecipare a una ricerca sui bambini ritardati con un collega, Giuseppe Montesano, a cui fu legata sentimentalmente. Dalla relazione nacque, nel 1898, un figlio, Mario, che partorì di nascosto e affidò a una famiglia di Vicovaro (un paesino del Lazio), precisamente lo affidò alle cure di Vittoria Pasquali. Dopo la morte di sua madre, Maria poté prendere il figlio, ormai quattordicenne, a vivere con sé, dicendo che era un nipote. La rinuncia al figlio e la drammatica fine della sua storia d’amore – dal momento in cui seppe che Montesano avrebbe sposato un’altra donna prese a vestirsi solo di nero, in lutto eterno per quell’amore finito – segnarono senza dubbio un cambiamento fondamentale nella sua vita. Nel 1903 viene nominata Medico Assistente di II Classe nei ruoli del Personale Direttivo della Croce Rossa Italiana con un grado militare assimilabile a quello di Sottotenente, a disposizione per i servizi degli Ospedali Territoriali della C.R.I. Nel 1904 consegue la libera docenza in antropologia ed ha dunque l’opportunità di occuparsi dell’organizzazione educativa degli asili infantili. A tal fine, nel 1907, a San Lorenzo, apre la prima Casa dei Bambini, in cui applica una nuova concezione di scuola d’infanzia: Il metodo della pedagogia scientifica, volume scritto e pubblicato a Città di Castello (Perugia) durante il primo corso di specializzazione (1909). Il testo viene tradotto e accolto in tutto il mondo con grande entusiasmo. Al suo arrivo negli Stati Uniti, nel 1913, il New York Tribune la presentò come the most interesting woman of Europe (la donna più interessante d’Europa). Da quel momento, il suo metodo avrebbe riscosso un buon interesse nel Nord America, col tempo poi affievolitosi, fino al ritorno in auge sostenuto da Nancy McCormick Rambusch, fondatrice, nel 1960, della Società Montessori Americana.

Dal successo dell’esperimento romano nasce il movimento montessoriano, dal quale nel 1924 avrà origine la scuola magistrale Montessori e l'”opera Nazionale Montessori”, eretta, quest’ultima, in Ente morale e volta alla conoscenza, alla diffusione, all’attuazione e alla tutela del suo metodo. Maria Montessori ne diviene Presidente onoraria.

Proprio Maria Montessori ha posto l’accento sul naturale sviluppo del bambino affermando: le mani sono gli strumenti propri dell’intelligenza dell’uomo. Con le mani il bimbo può giocare con la sabbia e «tappare» su uno schermo. L’elemento di novità del tablet è che un bambino può usare le dita e osservare gli effetti. A ogni azione ha una risposta immediata. Si ha il principio, importante per lo sviluppo cognitivo, che Piaget ha definito “il piacere di essere causa”. Impara che può produrre un effetto sul mondo, prendere decisioni e pianificare, scopre la sua autonomia.

Si sviluppa, inoltre, un modo diverso di pensare: Le informazioni infatti non sono di tipo seriale, come in un libro, ma processate in modo parallelo. La generazione touchscreen è quindi destinata a essere «naturalmente» multitasking. Non bisogna dunque pensare che il tablet crei dipendenza, o streghi i bambini. Ci si può anche stufare, il bimbo è curioso di tutto. Per un uso equilibrato bisogna considerare la “dieta” generale, cioè il tempo concesso ai media digitali rispetto alle altre attività, e i contenuti scelti. E poi dipende da bambino a bambino.

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