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Nokia e l’Europa: Le occasioni mancate di un vecchio continente

Nokia-LogoGrazie ad un amico sono venuto in possesso di un (ormai raro) esemplare dell’ultimo *vero* terminale Nokia. Il Nokia 808 PureView. Vediamo come – a partire da qualche riflessione su un oggetto tecnologico – sia possibile passare ad un discorso più politico e culturale, legato all’Europa e ai cavolini di Bruxelles.

Nokia 808 venne premiato al celebre IFA nel 2012 come migliore CameraPhone. Nato dopo un ciclo di progettazione di ben 5 anni (impensabile oggi dove un terminale viene rimpiazzato ogni 6 mesi) sotto la guida del mitico Damian Dinning (guru dell’imaging mobile) 808 risulta per molti aspetti ancora imbattuto riguardo le capacità fotografiche.

Il re dei CameraPhone insomma, progettato e costruito da Nokia, l’azienda che ha inventato la mobilephotography ben prima delle fiacche prime fotocamere degli iPhone (solo oggi dotati di fotocamere almeno decenti) e dei colori forzosamente “sparati ” dei vari Samsung. E quando i Blackberry, le fotocamere, neppure le montavano.

Eppure – e non dico oggi – già dalla sua presentazione era praticamente impossibile acquistarne uno. A fronte di copertura entusiasta da parte della stampa specializzata. Nokia semplicemente non “voleva” vendervelo. Nokia 808 non è stato mai prodotto in quantità e mai realmente distribuito, perché dotato del sistema Symbian e uscito quando Nokia era in mezzo alla transazione al sistema Windows Phone, quando il marchio era a metà della cessione agli americani di Microsoft  (prosegue dopo il salto)

Nokia è stato il primo marchio in assoluto nella produzione di smartphone, il marchio che ha preconizzato l’esplosione dei social e inventato letteralmente (con la serie N) la fotografia mobile, portandola ad esplodere. Nokia è stato il primo e unico marchio totalmente europeo a giocarsela a livello mondiale nel settore del mobile e delle comunicazioni, producendo internamente sia hardware che software.

Certo, Nokia ha commesso errori madornali, non ha avuto buoni dirigenti ma non ha goduto neppure di tutela e valorizzazione europea, ed è finita per vari motivi nelle mani americane di Microsoft. Senza che l’Europa abbia minimamente interferito.

E come Europa abbiamo perso anche l’unica nostra azienda di riferimento del settore.  Oggi Nokia non è più europea (a parte divisioni minori) e sul terreno in tutta Europa sono rimasti a piedi qualcosa come 20.000 lavoratori diretti, senza contare l’indotto.

Se avessimo avuto una vera Europa e non una accozzaglia di burocrati ben pagati, profondamente ignoranti in queste tematiche, ci saremmo potuti aspettare una difesa, almeno un tentativo di difesa di una grande azienda in un settore strategico…

Ma così non è stato. Provate a minacciare 4 contadini francesi di perdere il lavoro e l’Europa farà le barricate. Provate a minacciare il brand di un formaggio (specie se francese) e vedrete le levate di scudi. Provate a introdurre i cavoli di Bruxelles OGM e si moveranno gli eserciti. Provate a far diventare il primo marchio di smartphone al mondo americano e… E nulla. Perché in Europa capiscono solo di vini e formaggi francesi, pomodorini, cavolini e cose così, Importanti, certo. Ma esiste anche altro.

Probabilmente come sempre si tratta anche di un gap generazionale. Siamo un continente vecchio, governato da over 65 enni (se va bene) se non totalmente diciamo “fortemente” ignoranti dal punto di vista della tecnologia, del digitale e delle telecomunicazioni. Legati ancora a dettami di una economia ottocentesca dove il protezionismo serve a tutelare nicchie dove la produttività è relativa o inefficace, per cui occorre il legislatore per sostenere l’inefficacia sistemica.

Per questo in Europa (come in Italia) la prima cosa che serve, è un profondo ricambio di vertice. Forse l’unico fattore capace di innestare nell’economia classica un modo di pensare più aperto al digitale. Invece di sbraitare contro Google, facciamocene uno nostro. Invece delle crociate anti Amazon, facciamoci la nostra Amazon. Invece di incazzarci con lo strapotere americano sui social, facciamoci un nostro social. Stupisce ad esempio che Amazon stessa (come piattaforma di ecommerce) sia utilizzata (per vendere) da venditori che sono al 70% tedeschi. Venditori italiani? Pochissimi, quasi nessuno. Quasi tutto ciò che ordini arriva dalla Germania.

Troppo impegnati nella tutela del parmigiano reggiano e delle leggi degli anni 40 sui saldi? Troppo poco dotati digitalmente per aprire un account da venditore su Amazon o altrove? Spererei nella prima ipotesi, ma temo più dipenda dalla seconda. Per questo servirebbe – in ogni settore – una bella iniezione di “digitale”.

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