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Quando la tecnologia non è compresa

Webnews.it del 26 Maggio 2016:

L’indagine Tech Habits 2016 di Samsung racconta un paese nel quale il 59% degli italiani dichiara di utilizzare più tecnologia rispetto a 2 anni fa (con una crescita addirittura superiore rispetto alla media europea), con un 14% che dichiara addirittura di esserne ormai totalmente “addicted” e di non poterne assolutamente fare a meno. C’è però anche l’altro lato della medaglia: l’88% degli italiani ha dichiarato almeno una volta di conoscere un termine legato alla tecnologia pur non avendo minimamente idea di ciò di cui si stava parlando.

Circa un terzo degli Italiani (32%) ha evidenziato come una terminologia poco chiara impedisca di utilizzare al meglio un dispositivo, sfruttandone tutte le potenzialità (in Europa la percentuale scende al 23%); il 36% dice di possedere almeno un device più avanzato rispetto alle proprie capacità di utilizzo e necessità (la percentuale sale al 43% a livello europeo), mentre il 7% (l’11% in Europa) si sente invece in ritardo nei confronti del progresso tecnologico.

Si possono però incolpare le persone per questa “ignoranza”, oppure ha più senso attribuire responsabilità a chi ha il dovere di informare, far conoscere e far capire? Responsabilità diffuse per una colpa indiretta: dal giornalismo al marketing, passando per aziende e istituzioni, troppe volte si sottovaluta lo scollamento tra realtà e percezione della stessa, senza attribuire la necessaria importanza alla comprensione di prodotti e servizi. Termini poco noti, anzi, vengono sfruttati per la loro aura innovativa, creando ulteriore confusione. In virtù di quale regola l’utente deve essere a conoscenza delle non-differenze tra Ultra HD, UHD e 4K Se la legge non ammette ignoranza, l’innovazione cosa può perdonare e cosa no a persone che faticano a tenerne il passo in un periodo di feroce evoluzione?

[link]

[European Tech Habits 2016]

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