Tags

Related Posts

Share This

Vietato vietare (le tecnologie a scuola)

 L’esperienza del nostro professor Arcobaleno anche e soprattutto nel campo delle tecnologie gli fa annotare che a scuola “ sono bandite, vietate, estromesse dalla didattica ordinaria. Sono confinate in laboratori periferici dove “si fa altro”. La didattica del logos è ancora pervasiva, mentre quella del labor è occasionale.

Eppure in ogni epistemologia disciplinare è necessaria una rielaborazione personale che ha a che fare con la pratica e coi problemi risolti dalle risorse teoriche sistematizzate e invocate troppo spesso in astratto. Con la potenza di calcolo di uno smartphone, qualche decina di anni fa ci si reggevano interi dipartimenti universitari o aziendali, ma ciò che si legge comunemente nei regolamenti d’istituto è la seguente frase: “L’uso di cellulari e di altri dispositivi elettronici durante le attività di insegnamento è vietato in tutti gli spazi scolastici”.

Studenti poco informati, e i loro pigri rappresentanti, non sono quasi mai in grado di ribattere con la stessa moneta evidenziando il fatto che l’amministrazione vieta di farne uso anche agli insegnanti, come emerge dalla C.M.P.I: n.362 del 25/8/98, mai abrogata, dove si legge: “I docenti non possono utilizzare i telefoni cellulari durante l’orario di lavoro, nè il telefono della Scuola per motivi personali, ma solo per motivi d’ufficio”.

Lo Stato, soprattutto le Istituzioni Scolastiche Autonome, ha provato, nel corso degli ultimi vent’anni, a seguire l’evoluzione della tecnologia, il risultato è sotto gli occhi di tutti: laboratori nelle scuole quasi sempre obsoleti e piani di rinnovo del parco macchine legati al contributo volontario con la conseguenza di allargare il divario tra scuole di serie A, quelle dei figli di genitori abbienti, e di serie B. Queste battaglie contro le tecnologie sono perdenti e dannose. Perdenti perché non si può fermare l’acqua che scorre, ma si devono costruire argini. Dannose perché distolgono energie, sprecandole.

Oggigiorno i ragazzi, ai quali è negato l’uso dello smartphone in classe, assumono atteggiamenti di finta attenzione, e attendono le micro-occasioni che si presentano a lezione per tuffarsi nella comunicazione tecnologica. Non sorprendono, poi, i risultati nelle prove e nelle interrogazioni. Cosa fare? Non bandire, ma disciplinare. Qualsiasi adulto che vada ad una conferenza smanetta sul proprio smartphone. Le ricerche mostrano come siano nell’ordine delle centinaia le volte che volgiamo lo sguardo, ogni giorno, sul telefonino. Pur tuttavia facciamo quello e… dell’altro. Il doppio compito cognitivo, ci dicono le neuroscienze, è impossibile, ma alternare le cose non lo è. É possibile sfruttare i tempi morti (che nella lezione frontale sono moltissimi) in un patto di corresponsabilità educativa. Tutto questo consentirebbe un uso consapevole e disciplinato delle tecnologie che, perché no?, potrebbe regalare maggiore attenzione alla lezione.

Una forma di “educazione alla cittadinanza digitale” che non può emergere dal mero, quanto perdente, vietare. Sul fronte delle tecnologie a scuola, poi, è evidente a tutti il fatto che è impossibile star loro dietro, ed è per questo che ovunque si fa strada la modalità BYOD (Bring Your Own Device: porta il tuo dispositivo personale). Alla scuola, quindi, corre solo l’obbligo di fare regia tra i dispositivi degli studenti.

Apriamo la strada alle tecnologie a scuola perché il divieto, è evidente a chiunque stia in classe, ha fallito.

Donata Bonometti, SecoloXIX, del 24 Novembre 2014

[link]

Please like & share: